Il coraggio di cambiare

A partire dagli anni Settanta si sono sviluppati studi di genere, da cui è nata la teoria del gender, che si basa sulla negazione di differenze tra uomini e donne; siamo tutti esseri umani, liberi di poter scegliere (cambiandolo, sic!) il proprio sesso.
L’effetto è il riconoscimento dei diritti dei membri delle cosiddette comunità LGBT(omosessuali, bisessuali e transessuali). Aspre critiche hanno investito questo tipo di pensiero, soprattutto da parte delle associazioni religiose e di quelle che proteggono la famiglia intesa in modo tradizionale.
Ne abbiamo parlato con Andrea, che già da qualche anno ha affrontato il dilemma scegliendo di cambiare sesso. Andrea ha 30 anni, di professione avvocato, vive a Bari, è una donna dai tratti delicati e dalla voce sottile. Racconta degli anni della sua adolescenza in cui non si è mai accettata: <<Ho sempre odiato il fatto di essere considerata un uomo, perché la mia natura mi invitava a essere altro… a me sin da piccola piacevano le bambole e non le pistole, mi piaceva truccarmi e imitare la mia mamma. Il mio percorso non è stato semplice, ho dovuto superare l’opposizione famigliare e tante paure prima di decidere di cambiare sesso ed essere finalmente la donna che sono>>.
La commozione le è quasi spontanea mentre rivela le difficoltà di riuscire ad imporsi con la sua nuova identità nel mondo del lavoro. Il sostegno della sua ex compagna, ora sua migliore amica, Veronica, le è stato fondamentale per riuscire a non arrendersi fino a realizzarsi anche professionalmente, e ora è schierata in prima linea per il riconoscimento della piena dignità, anche giuridica, per tutti coloro che affrontano il suo stesso cammino.
La vicenda di Andrea offre un parallelismo con un film recente, The Danish girl del regista Tom Hooper.
La storia del protagonista Einar è ambientata negli anni Venti, a Copenhagen, ma non ha epoca il coraggio necessario per chi ha deciso di opporsi ai luoghi comuni e combattere per le proprie idee. Einar è uno dei primi transessuali ad aver scelto di intervenire chirurgicamente per esprimere la sua vera natura, pagando le conseguenze a causa della scienza medica non ancora pronta per tali interventi. Un esempio di forza per tutti coloro che non si sentono ad agio nel proprio corpo e decidono di seguire la vera interiorità a tutti i costi.
Il mondo del cinema si è sempre dimostrato capace interprete delle esigenze sociali e ha sempre offerto una sponda alla cultura del cambiamento, soprattutto in relazione ai diritti e all’eguaglianza tra i soggetti. Il genere umano è in continua evoluzione e, di conseguenza, le idee collettive dovrebbero adeguarsi a questo processo. Conoscere persone come Andrea, comprenderne le esigenze, ascoltare la sua vita, sono le modalità che siamo chiamati a realizzare per esser in sintonia con una società complessa come quella che viviamo, forse non per condividere ma almeno per farci riflettere.

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Misura d’amore

Chi siamo noi per giudicare una storia d’amore, due ragazzi che si amano e vivono liberamente?

Raccontiamo la storia di Jack e Kathleen, entrambi diciottenni: due ragazzi inglesi meravigliosamente diversi e innamorati come se non esistesse nessun altro al mondo. Jack è affetto da una paralisi cerebrale , mentre Kathleen, divenuta famosa, è affetta dalla sindrome di Down. Grande appassionata di moda fin da piccola, ha realizzato il suo sogno nel cassetto: posare per un servizio fotografico nella città più bella del mondo, Parigi. La notizia è impazzata sul web, passando dai quotidiani di Regno Unito, Italia (Il fatto quotidiano), Turchia e addirittura è giunta ad Angola, come mostra la stessa Kathleen che, orgogliosa del suo lavoro, ha pubblicato le foto degli articoli sul suo profilo Instagram.

Quanto forte e importante è il loro messaggio, grazie al loro amore, alla capacità di comprendersi, di stare assieme, e di smascherare i pregiudizi e le convenzioni sociali? Potremmo dire che l’uno è il sole dell’altra, e viceversa….

Questa vicenda ci riporta a un film recente dal titolo Il Sole a Mezzanotte in cui la protagonista, a causa di una rara malattia, è reclusa in casa fino al tramonto in modo da sfuggire alla luce del sole, per tutti una gioia ma per lei un acerrimo nemico. La giovane ama cantare ed è costretta ad aspettare la sera per potersi recare in stazione e, con coraggio, far risuonare la sua meravigliosa voce in tutto il quartiere. È qui che avverrà il suo incontro con Charlie con cui potrà vivere un rapporto speciale, tante serate insieme, dove lui diventa il suo sole.

La visione del film ci porta a riscoprire i veri valori in un mondo costruito in virtù del possesso e non dei sentimenti, una società dove il consumismo brucia velocemente i rapporti umani. Una love-

Dici vacanza, dico Sicilia

Il sole nel cuore, il mare negli occhi.
Siamo in Sicilia, destinazione della prossima meta estiva per chi ancora avesse l’imbarazzo della scelta.
Relax sulla spiaggia. Scorpacciata di cultura nelle chiese e nei monumenti. Due impronte della storica Trinacria, perla del Mare Mediterraneo per estensione geografica, per numero di arcipelaghi minori che la circondano (Mondello e Cefalù su tutti) e per gli oltre mille chilometri di costa. Un volo con la fantasia, attraversando la bellezza del paesaggio naturale, riscaldati dalla mitezza del clima, accecati dalla ricchezza della flora ed accolti da strutture ricettive in forte crescita. Ingredienti ideali per una vacanza unica.
E poi un tuffo nel passato, sui banchi…della scuola medioevale di Federico II. Per non contraddire la sua rilevanza dal punto di vista culturale, Palermo è stata nominata “capitale della cultura 2018” dal ministro Dario Franceschini. La sua storia plurimillenaria ed il succedersi di svariate civiltà, regalano al capoluogo di Regione un notevole patrimonio artistico e architettonico, tanto da meritare – nel 2015 – il fregio di “Patrimonio dell’umanità” dall’UNESCO.
Lo confermano i suoi innumerevoli monumenti, tra cui il Palazzo dei Normanni, che ospita l’Assemblea regionale siciliana e in passato già sede imperiale federiciana, e la rinomata Cappella Palatina. Cultura a non finire, testimoniata dal Festival del libro (dal 7 al 10 giugno) e dalla Festa della musica (il 21 giugno).
Sul fronte meridionale, Agrigento offre innumerevoli occasioni turistiche sia dal punto di vista storico-culturale (imperdibile la Valle dei Templi) che balneare, grazie alla bellezza delle spiagge che la circondano. Non mancano opportunità di svago per gli amanti delle attività subacquee. Ad hoc, spuntano le isole Pelagie dagli scenari marini davvero incantevoli. Trapani e la sua provincia offrono litorali e luoghi magici, da San Vito lo Capo ai siti archeologici di Selinunte, il Parco archeologico più grande d’Europa, e Segesta, antica città degli Elimi ormai non più abitata.
Il piatto forte resta la cucina, nel segno della dieta mediterranea di cui la Sicilia è portatrice con le sue risorse naturali e territoriali. In primis, frutta fresca e secca, pesce, latticini e olio d’oliva. Tra i piatti tipici, la pasta con i tenerumi, la parmigiana di melanzane, il calamaro ripieno; per il dessert, immancabili la cassata e i cannoli.

La Champions delle Cenerentole

Poveri, ma belli.
La Champions costa cara.
Per chi la gioca e per chi la vince.
Le carte in tavola cambiano, anche grazie a Liverpool e Roma: sodalizi dal fatturato meno faraonico di altri più blasonati, ma non per questo meno affamati delle più fameliche (finanziariamente parlando) concorrenti.

Succede a maggio 2018, quando sul trono delle regine del calcio europeo si impongono, per dirla all’inglese, due outsiders. E’ la dimostrazione di come nel football dei Paperoni il dominio economico non sia tutto. Il calcio è magia e gli ingredienti per il successo vanno oltre la solidità di cassa delle società sportive. L’alchimia arriva dai valori pallonari, a cominciare dallo spirito di sacrificio e dalla cattiveria agonistica .

La Roma che non t’aspetti – “povera” sul mercato, ma proficua in campo – salpa in semifinale, richiudendo per un pelo (1 gol di differenza tra andata e ritorno contro il Liverpool) il sogno nel cassetto a un passo dalla storia.
Rimangono la gloria ed il merito di una rosa fiorente… ed un saldo di spesa attivo, in linea con le direttive UEFA. In tal senso, si inseriscono le operazioni di mercato con Pellegrini, Kolarov e Cengiz Under (calciatori con ingaggi abbordabili) giunti nella Capitale, mentre salutavano il giallorosso gli strapagati Pjanic e Salah.

Logiche di scambio nel segno del Fair Play Finanziario.

Alla lettera, vuol dire – per le società di calcio – amministrazione con i conti a posto. Obbligo che, in linea di principio, garantirebbe l’equilibrio finanziario fra le varie società, affinché non sussistano sperequazioni economiche con ricadute tecniche sui giocatori in campo.

Lo ha capito – e messo in pratica – a nord di Londra, in quel di Liverpool (59 trofei in bacheca), la compagine biancorossa del Liver Bird. L’uccello mitologico, volato basso negli ultimi anni per scarsi risultati sportivi e fondo cassa asciutto, riprende quota dalla cessione al Barcellona del talento brasiliano Philippe Coutinho. Quadratura del cerchio completata dal cambio generazionale ed un organico parecchio ringiovanito.
Roma, da una parte. Liverpool, dall’altra.
Non importa se l’epilogo dei Reds porta in dote una sconfitta amara e beffarda; la papera del portiere Karius resterà negli annali del calcio, a rammentare a chi se ne fosse dimenticato che dietro il business parliamo di un semplice gioco, seppur milionario.
Roma e Liverpool, armi incrociate sul rettangolo verde e nel cuore dei tifosi, hanno messo in scena la favola delle cenerentole in abiti principeschi.
Peccato che a Kiev sia scoccata la mezzanotte e che le zucche siano ritornate a essere tali.

Corea, la lunga strada dei diritti

Era ora.
Le distanze tra Nord e Sud Corea si accorciano. La svolta politica, provocata da alcuni ammiccamenti del dittatore nordcoreano Kim Jong-Un, sembra avviare uno storico riavvicinamento tra le due Nazioni asiatiche da settanta anni a questa parte lontane per storia e influenze culturali.
Pyongyang chiama e Seoul risponde. Ma sarà vero amore?

Il divario tra le due porzioni della Penisola resta ancora ampio a giudicare dalla violazione dei diritti umani ancora perpetrati nella Regione a nord del 38mo parallelo. Il cittadino nordcoreano vive tutt’oggi “recluso” in pensieri sottomessi e omologati. Basti pensare, per esempio, che lo Stato detiene tutti i servizi di telecomunicazioni, postali e di trasmissione. Non esistono giornali indipendenti né altri tipi di organi d’informazione. Impensabili le organizzazioni della società civile, come i sindacati a tutela dei diritti del lavoratore.

La popolazione non ha accesso a Internet o ai servizi di telefonia mobile internazionale, eccetto poche persone appartenenti all’élite del potere. Allo stesso modo, la ricchezza, le risorse in caso di carestia, l’accesso allo studio e al posto di lavoro e i siti per le basi di sicurezza in caso di guerra sono suddivisi secondo un sistema di classi sociali detto Songbun.

Così come sono perseguibili i cittadini, lo sono anche gli ospiti stranieri perché ritenuti una minaccia per lo Stato, oppure “colpevoli per associazione” e perseguibili con la carcerazione e detenzione nei campi di prigionia politica e costretti a lavori forzati nonché sottoposti alla tortura e altri maltrattamenti. A ciò non sono stati esclusi le donne e, fino al 2017, i minorenni fra i 16 e i 17 anni. Il caso più noto è quello del cittadino americano Otto Warmbier, arrestato nel 2016 per aver rubato un manifesto propagandistico in una camera d’albergo e morto il 19 giugno del medesimo anno, sei giorni dopo essere rimpatriato negli Stati Uniti in stato di coma.
La condizione di chi invece sceglie di fuggire è pari a quella di un profugo. Nel 2017, 1.127 nordcoreani si sono trasferiti nella Corea del Sud, il numero più basso dal 2012. Alcune persone, una volta rientrate in patria, sono apparse in televisione per testimoniare le difficoltà che avevano incontrato al di fuori della Repubblica Democratica Popolare di Corea.

La mirata azione di propaganda da parte dello Stato si impegna a trasmettere un ossessivo culto della personalità del leader e mostra il suddetto territorio come l’unico luogo sicuro per una vita serena sulla faccia della Terra. Le poche personalità che si oppongono a quest’ideologia sono perseguite e trascinate nelle carceri senza far rumore e senza dare nell’occhio, contandone, ad oggi, oltre 120.000 scomparse.
La lontana visione distopica di George Orwell nell’opera “1984” appare più vera che mai: la società è sottoposta al volere del “Partito”, controllata dal “Grande Fratello” e costretta implicitamente a costruire una verità

Kardashian, dal successo all’eccesso

Ventre piatto, seno straripante, lato “B” esagerato e labbra piene. Sono queste le nuove misure ideali della bellezza femminile per raggiungere le quali si è disposti a tutto pur di avvicinarsi alle statuarie “celebrity”.
Un obiettivo che, spesso, si raggiunge con mezzi inadeguati. In mancanza di risorse, ci si affida alle mani di medici incompetenti, sottoponendosi a interventi in condizioni igienico-sanitarie precarie o ricorrendo all’utilizzo di metodi “fai da te”.
I casi riportati dalla cronaca sono numerosi: da collassi di protesi stile Nicki Minaj alle labbra-canotto di Meg Ryan, dalla settima di seno di Francesca Cipriani al naso di Donatella Versace. Esempi di donne che portano sulla propria pelle il tentativo fallito di riconquistare una giovinezza ormai sfumata o di rendere il proprio corpo più attraente.
Una “moda” seguita non solo dai vip, ma anche da tanta gente comune. Una donna che sognava un lato “B” da far invidia a Kim Kardashian si è ritrovata con una protesi impiantata talmente male da essersi rigirata di 180 gradi. Sempre cercando di stare “Al passo con i Kardashian’’, spopola sul web la “#KylieJennerchallenge” che consiste nell’ infilare le labbra nel collo di una bottiglia e di aspirare l’aria per renderle carnose come quelle della sorellastra di Kim.
Risultato? Labbra mostruosamente rigonfie e livide. Il genere maschile non è escluso da questo fenomeno. Il caso più eclatante, reso celebre da Barbara D’Urso, è quello del modello sudamericano Rodrigo Alves, detto il “Ken umano”. Per assumere le sembianze in carne e ossa (e silicone) del celebre compagno di “Barbie”, Rodrigo, a soli 34 anni, si è sottoposto a ben 58 interventi chirurgici spendendo una fortuna. La responsabilità di questi interventi è da attribuire totalmente all’ingenuità del paziente o anche a chirurghi senza scrupoli? Indubbiamente, i medici dovrebbero obbedire a un’etica professionale che ha come primo obiettivo la salute e il benessere della persona.
Di contro, la voglia di bellezza a “tutti i costi” spinge verso pseudo-professionisti. Vale, dunque, la pena di rifarsi? Una risposta convincente è quella dello psicologo Luca Saita, secondo il quale “molte persone sono incomplete psicologicamente, poco cresciute, poco mature, che cercano di compensare le loro mancanze psicologiche e affettive nascondendosi dietro

Kendall Nicole Jenner è un personaggio televisivo, supermodella e stilista statunitense. Figlia di Kris Jenner e del suo secondo marito William Bruce Jenner (ora Caitlyn), negli ultimi anni ha spiccato il volo come modella sulle passerelle delle fashion week più importanti. Nel mese di novembre è stata eletta da Forbes la modella più pagata dell’anno, inoltre è testimonial di numerosi brand che hanno aumentato il suo guadagno  annuale a più di 15 milioni di euro l’anno.

Kylie Kristen Jenner è un personaggio televisivo statunitense. È la piccola di casa Kardashian, nonché sorella minore di Kendall e sorellastra di Kourtney, Kim e Kloe. Conosciuta soprattutto come esperta di make-up, ha dato vita ad un’intera linea di cosmetici che porta il suo nome ma anche come dispensatrice di consigli di bellezza fai-da-te, anche dannosi come il “Kylie Jenner Lip Challenge” che tramite l’utilizzo di un piccolo apparecchio che faceva pressione sulle labbra, prometteva una bocca più bella e carnosa. È legata sentimentalmente a Travis Scott con cui il 1° febbraio di quest’anno ha avuto una figlia: Stormi Webster, la nuova baby star del web.

 

(L)A cura degli studenti

(L)A CURA DEGLI STUDENTI
La lingua italiana può essere molto ambigua e le parole a volte nascono da una spinta emotiva, sfuggendo al processo razionale. È per questo motivo che non conosciamo il motivo per cui abbiamo voluto chiamare il nostro giornale Le Cimici.
L’idea di associare a un insetto un giornaletto scolastico è cosa usitata, valga per tutti il famigerato La Zanzara redatto dagli studenti milanesi del Liceo Parini, nato all’inizio del secondo dopoguerra, che nel 1966 furono processati con il loro preside Mattalia per aver pubblicato un’inchiesta dal titolo Un dibattito sulla posizione della donna nella nostra società, cercando di esaminare i problemi del matrimonio, del lavoro femminile e del sesso. Molti i giornali chiamati Api, pubblicati per un richiamo alla laboriosità; tantissimi Tafàni, in onore del sempiterno Socrate. Ma Cimici, no! Non abbiamo avuto notizia di altri lavori scolastici che si siano richiamati al fastidiosissimo insetto che si attacca sulla pelle degli esseri viventi, per poi perforarla e succhiarne il sangue fino a quando, satolla, non si stacca e si lascia andare. Eppoi, non è soprannominata ‘cimice’ il microfono nascosto, attivato per scoprire i segreti, stile 007? E non si dice ‘sei una cimice’ a colui che ti segue imperterrito e non ti molla mai?
Abbiamo formato un gruppo di giornalisti in erba, una redazione improvvisata che ha costruito amicizia e senso di coesione; ognuno di noi alle prese con l’argomento di proprio interesse, senza la pretesa di ergersi a monumento della bella gioventù, privi della boria di coloro che prendendosi troppo sul serio credono di cambiare il mondo con le proprie scritture; ci siamo ritrovati assieme con tanta allegria e un sottofondo musicale, disposti a succhiare qualcosa dal mondo per poi poterla raccontare. Abbiamo scoperto che ‘comunicare alcune cose’ significa un po’ raccontare se stessi, perché l’occhio di chi scrive si mescola col mondo descritto, la mente che pensa diventa ciò che vorrebbe raccontare, le storie narrate vengono rivissute, i protagonisti sono immaginati prima di essere delineati. Insomma, a compimento di questa breve esperienza di scrittura abbiamo riscoperto noi stessi e, attraverso momenti di riflessione e confronto, abbiamo appreso come lavorare per un obbiettivo comune, con la piacevole aspirazione di offrire ai Lettori il risultato del nostro impegno.
Tra le aspettative costruite con Le (nostre) Cimici abbiamo strutturato il coraggio delle (nostre) idee: non è questo il senso più profondo della Libertà?